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-Don Libolio (Director & Priest In DiArt)

 

 
Hye Soo Park, two windows and the metaphors of lightHye Soo Park, two windows and the metaphors of light
Imagine you have just arrived at the third floor. There is a landing and a yellow door which ushers to the Di.Art Permanent Exhibition. Now you are in? a longest corridor that is very bright. At the end of it you can see a large window. Behind the window, also from afar, you can guess a portion of sky, the sea, the bright green of trees, and some rocks going up towards the beauty of Mount Erice. It is one of the most suggestive place in Sicily. One of the characteristic features of this exhibition is stirred up by the expectation of seeing that window, glancing beyond it. ?A this point one has a breathing-space, and even if a bored visitor who has not done any effort? to understand anything about the exhibition, nevertheless, looking at the beauty of the outside scenery, can take one’s revenge: “Oh, here’s the most beautiful picture!”.
 
But shall it be so?
 
Since Hye Soo put her foot on the third floor, since she pierced with her eyes the glass of that window which allows the light to go into the room through a side-window… everything has changed. I thought I would not have granted? the two windows to artists. But Hye Soo has got a sweetness more convincing than ten sophists, and though I barely knew her, nevertheless I immediately realized she would be able to attach great meaning to that couple of apertures. So, from now on, the visitor will not have rest even there.
 
Probably she will look at the window and will be struck by the beauty of nature. And, against her will,? she will be obliged to look at his ?reflection in the opening of a semi-closed door? (it could be a book) that? Hye Soo painted on a glass.
 
By this stratagem the visitor will be constrained to admit that he is a part of the beauty which he is seeing in front of him. Further she? will realize that, in order to know herself very well, she should open that narrow door by unsealing the book of nature within himself. The mirror gives her “double”, a reflection of herself that could become either a reflection on herself or on nature.? 
 
Looking in that small and thin mirror I too have realized that Hye Soo, very intelligently, was able to create an instantaneous metaphor about the quest of Self, about her finding herself alone inside a real relationship with nature. Anthropology together with cosmology. It is the same as to light. In the two windows ?the real entrance is modified through? the cultural stratagem of Hye Soo.?? In the middle a small door-book; on the right, there are many floral elements giving form to the formless penetration of light. In this way he expresses a great simplicity, a metaphor of artistic work: giving form to what does not have form, making visible what is invisible, giving meaning to what appears meaningless (violence, sickness, death). And it is right the metaphor of light that allows to meet and interlace the symbolic values of the two windows leading them beyond something that exceeds man, exceeds the cosmos.
 
Through the central window ? that Hye Soo calls Follow the Light ? light, like a powerful beacon, enters immobile, changes its intensity and then spreads along the white threads of the installation which have the task to facet it? and abandon its homogeneity.
In the other window (Hye Soo calls Lilly-Light Door) the elapsing of time does not reveal the stasis of light anymore, but its motion. It is never the same light which illuminates everything. Time rules multiplicity. The former scans the passage of light between night and day and vice versa. That is the time when things change? within? the immutable alternation of the substance of light and darkness.
 
Hye Soo plays on this truth waiting that light reassembles the shape of the side window situated on the front wall. Now the window is completely dematerialized and made only from light. But that happens only at a certain hour of the day, since every day it is imperceptibly different. It happens right when there are a few minutes of light between sunset and dusk. In that moment what is real (the material window) reveals its spirituality (the non-material window), made from light. So the windows at the end of the corridor become three. They make visible the hidden shape of what is invisible.
 
To conclude: if I want to see what is invisible I must have a different relation with time, waiting, until dusk, that the light cycle finishes,? accepting the law of change, of disassembling, of the perishable multiplicity of things, according to their different intensity of manifestation. The touch of light makes reality intelligible, but the supreme moment of the intelligibility coincides with the sunset of its light.
Like as some parables of? the Gospel, also this “parable” of light can be grasped only by those who want to understand it; if, from the cosmology inferred by Hye Soo, the visitor would like to get into his theology. 
 
 
 
Italian>
 
Hye Soo Park, due finestre e le metafore della luce
 
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Immagina d’essere giunto al terzo piano. C’? un pianerottolo, una porta gialla che introduce alla Collezione Permanente Di.ART, ti ritrovi, quindi, in un lunghissimo corridoio. Luminosissimo. Alla fine di esso: una grande finestra. Dietro la finestra, anche da lontano, intuisci un pezzo di cielo, il mare, il verde forte degli alberi, le rocce ascendenti verso la bellezza di Erice, uno delle montagne pi? suggestive della Sicilia. L’attesa di vedere questa finestra, di porre lo sguardo oltre ad essa, ? una delle caratteristiche della visita alla mostra: a questo punto si respira di sollievo e anche il visitatore annoiato, che non ha fatto alcuno sforzo per capire qualcosa delle opere in esposizione, guardando la bellezza del paesaggio esterno, potr? prendersi la sua rivincita: ?Ah, eccolo il quadro pi? bello!?.
Ma sar? pi? cos??
 
Da quando HyeSoo ha messo piede al terzo piano, da quando ha attraversato con lo sguardo il vetro di quella finestra e ha fatto entrare la luce anche dalla finestra laterale, le cose sono cambiate. Avevo pensato di non cedere agli artisti quelle due finestre. Ma Hye Soo ha una dolcezza pi? convincente di dieci sofisti e, pur conoscendola da poco tempo, ho capito subito che avrebbe riempito di significati quelle due aperture. Cos?, d’ora innanzi, il visitatore non avr? tregua neanche a questo punto.
 
?Egli guarder? la finestra, rester? ammirato della bellezza della natura, ma si trover?, suo malgrado, a specchiarsi nello spiraglio di una piccola porta socchiusa (potrebbe anche essere un libro), che Hye Soo ha disegnato sul vetro, collocandovi poi un piccolo specchio. Con questo accorgimento il visitatore sar? costretto ad ammettere di essere parte di quella bellezza che vede davanti ai suoi occhi, ma intuir? che, se vuole vedersi (conoscersi) pienamente, deve decidersi ad aprire quella porta stretta, ad aprire quel libro della natura dentro cui poter leggere se stesso. Lo specchio gli consegna il suo doppio, una “riflessione” di se stesso, che pu? diventare una riflessione su se stesso, e sulla natura.
?Cercandomi anch’io in quel piccolo e sottile specchio ho percepito con quanta? intelligenza? Hye Soo abbia saputo creare una metafora istantanea della ricerca di s?, e del proprio ritrovarsi solo dentro una relazione autentica con la natura. Antropologia e cosmologia, insieme. Lo stesso vale per la luce. In entrambe le finestre il suo ingresso naturale viene modificato dall’artificio culturale di Hye Soo. Al centro la piccola porta-libro; a destra, invece, molti elementi floreali? che danno forma all’informe penetrazione della luce, esprimendo cos?, con grande semplicit?, una metafora del compito dell’arte: dare forma a ci? che non ha forma, rendere visibile l’invisibile, dare significato a ci? che non sembra averne (la violenza, la malattia, la morte).
Ed ? proprio la metafora della luce a far incontrare e intrecciare le valenze simboliche delle due finestre conducendole verso un oltre che supera l’uomo, che supera il cosmo.
 
?Dalla finestra centrale (che Hye Soo ha chiamato: Follow the light), come da un potente riflettore,? la luce entra immobile, cambia d’intensit?, s’irradia per i fili bianchi dell’istallazione, che hanno il compito di sfaccettarla, di farla uscire dalla sua omogeneit?.
?Dall’altra finestra (quella fiorita, che Hye Soo ha chiamato: Lilly-Light door), il tempo che scorre rivela non pi? la stasi della luce, ma il suo movimento. Non si ? mai illuminati dalla stessa luce, per dirla in maniera eraclitea. La molteplicit? del reale ? regolata dal tempo, resa visibile dai passaggi di luce, tra la notte e il giorno (e viceversa), tempo in cui le cose mutano dentro l’immutabile alternarsi della luce con la sua oscurit?. Hye Soo gioca su questa verit? e aspetta che la luce ricomponga le forme della finestra laterale sulla parete di fronte, totalmente smaterializzata e fatta solo di luce: ma questo accade solo ad una certa ora del giorno, ogni giorno impercettibilmente diversa, quella in cui il limite tra il tramonto e il suo definitivo imbrunire ? colto da una breve persistenza della luce. In quel preciso momento il reale (la finestra materiale) rivela il suo contenuto spirituale fatto di luce (la finestra smaterializzata). E le finestre in fondo al corridoio diventano tre, delle quali la terza rende visibile la forma nascosta di ci? che, della prima, era invisibile.
 
?Dunque, conclusione del mio ragionamento: se io voglio vedere ci? che ? invisibile devo imparare ad avere un rapporto diverso con il tempo, aspettare il concludersi del ciclo della luce fino al suo imbrunire ed accogliere, nelle diverse intensit? del suo proporsi, l’inesorabile legge del mutamento, della scomposizione, della molteplicit? corruttibile delle cose. Il tocco della luce rende intellegibile la realt?, ma il punto massimo della intellegibilit? del reale coincide anche con il tramonto della sua luce.
?A questo punto, come vale per certe parabole del Vangelo, anche la “parabola” di questa luce, potr? essere intesa soltanto da chi la vuole intendere; qualora, dalla cosmologia sottesa all’istallazione di Hye Soo Park, il visitatore (e il lettore di questa pagina) volesse entrare nella sua teologia.
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